Il 2026 si apre con diversi aumenti di costi per il settore trasporti. La legge di bilancio prevede infatti l’aumento delle accise sul gasolio di 4,05 centesimi a litro, mentre calano di pari importo le accise sulla benzina. Per la prima volta presso alcune pompe si può vedere il costo del diesel superiore a quello della benzina! A questo si devono aggiungere l’incremento di buona parte dei pedaggi autostradali e l’imposta di 2 euro per ogni pacco di valore inferiore a 150 euro importato da paesi extra-unione europea. E’ vero che con la medesima legge è stato adeguato anche il rimborso parziale dell’accisa per l’autotrasporto, ma il numero dei potenziali beneficiari è, in questo caso, molto basso. Esso riguarda infatti solo i veicoli industriali con massa complessiva superiore a 7,5 tonnellae e con motore di categoria Euro 5 o superiore. Complessivamente quindi il settore trasporti subirà una forte penalizzazione, soprattutto a livello di mobilità regionale e urbana.

Il giudizio delle associazioni di categoria è chiaro: si contesta una scelta politica che scarica le proprie responsabilità sistematicamente sulle piccole e medie imprese. L’accusa non è infondata. Questo nuovo quadro normativo va infatti ad incentivare il passaggio ad un modello di business basato su spostamento di grandi volumi attraverso hub comunitari, che possono ridurre i propri costi grazie alle economie di scala. I flussi a livello europeo potrebbero cambiare, privilegiando hub e magazzini doganali ubicati in paesi con un regime fiscale più favorevole. A farne le spese è quindi il cosiddetto “trasporto dell’ultimo miglio”, ovvero quello coperto spesso da imprese di dimensioni più piccole che subiranno i nuovi aumenti senza poter beneficiare dei rimborsi suddetti. Una situazione tutt’altro che rassicurante che va a penalizzare un settore strategico in cui i margini di utile sono sempre più ridotti.

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